Chi non può vivere senza assistenza muoia

Eluana Englaro, per una decisione della Corte d’appello del tribunale civile di Milano, che contrasta con numerose sentenze precedenti, non sarà più alimentata e quindi morirà di fame e di sete.
14 LUG 08
Ultimo aggiornamento: 06:15 | 22 AGO 20
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Eluana Englaro, per una decisione della Corte d’appello del tribunale civile di Milano, che contrasta con numerose sentenze precedenti, non sarà più alimentata e quindi morirà di fame e di sete. Le sentenze precedenti, quelle che salvaguardavano la sua vita, erano appellabili, perfino la prima sentenza della Corte di cassazione è stata considerata non definitiva, non si capisce bene in base a quale cavillo. La sentenza di morte, invece, è inesorabile.
Se ne può trarre l’amara conclusione che sulla bilancia della giustizia italiana la morte pesa più della vita, perché la morte è assoluta e definitiva, la vita è sempre considerata relativa. E’ così naturalmente anche nella natura, ma in questo caso non si parla di vita e di morte naturali, ma della loro trasformazione in principi giuridici astratti, incomprensibili e intimamente contraddittori, come dimostra l’emanazione di sentenze opposte sullo stesso caso. L’artificio conclusivo è stato il riconoscimento postumo di una volontà di morte che sarebbe stata espressa da Eluana, che ovviamente non è in grado di confermarla o di smentirla. La scelta del comitato etico di riconoscere questa sorta di diritto retroattivo al suicidio è la base, giuridicamente fragilissima e moralmente aberrante, su cui si è basata la decisione mortale. E’ un altro passo verso l’eutanasia, neppure mascherata da rifiuto dell’accanimento terapeutico ed è un passo assai grave. Si scavalcano in un colpo solo le principali obiezioni, comprese quelle dei laici difensori della vita, mosse all’applicazione surrettizia di una pena di morte camuffata da pietà umana (altro che moratoria).
La volontà di sottrarsi all’accanimento terapeutico, che veniva considerata il cardine del cosiddetto “testamento biologico”, si estende anche al mantenimento di funzioni organiche elementari e non farmacologiche, come l’alimentazione, e probabilmente la respirazione assistita. Chi non è in grado di vivere senza assistenza muoia, per ordine del giudice: questo e non altro si è deciso, bisogna saperlo.